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Aurora Pozzi
Edoardo Sessa
Alex Dilio

Decostruzione dello sguardo

Fil di ferro, foto su fogli di acetato, luce

Decostruzione dello sguardo è un’opera che si propone come un’interpretazione visuale di processi di “definizione della realtà”. Trae spunto dalle tesi antropologiche connessioniste, secondo le quali la realtà è formata una rete di connessioni fatta di piccole unità chiamate immagini-schema: strutture cognitive attraverso le quali “definiamo” e facciamo esperienza del mondo. Non si tratta di strutture biologiche o a priori, si formano e modificano continuamente nel corso della nostra vita. La cultura è a sua volta un insieme di schemi: pensieri, pratiche, credenze e valori condivisi dai membri di una stessa società. Gli schemi culturali vengono appresi e riprodotti attraverso esperienze e partecipazioni ripetute, così come la trasmissione dei valori.

    Credendo nell’arte come forma di espressione, capace di travalicare i confini della parola e di indagare dimensioni profonde, Aurora Pozzi e Edoardo Sessa hanno tradotto questo processo in un’installazione, ispirandosi ai lavori di Christian Boltanski e di Olafur Eliasson, utilizzando una serie di elementi simbolici e codificati: la realtà è rappresentata da una struttura ramificata in fil di ferro, all’interno della quale si articolano immagini semitrasparenti, che rappresentano i “filtri”, gli schemi cognitivi attraverso i quali definiamo la realtà. Al buio l’opera è parzialmente visibile, un faretto illumina solo piccole porzioni della struttura: Il fascio di luce, che segmenta solo una parte del reticolo, rappresenta “il proprio sguardo sul mondo”, culturalmente mediato. Proiettate sulla parete bianca, le immagini si sovrappongono più o meno casualmente, creando rappresentazioni stratificate. Similmente la nostra memoria compone frammenti di esperienze e momenti temporali diversi, rielaborandoli nel nostro vissuto. Ciascuno di noi, infatti, tende a riconoscere le immagini perché rivede in esse elementi assimilabili alle proprie esperienze e vi associa significati fortemente condizionati dal proprio patrimonio culturale. Ogni spettatore, in base ai propri schemi e alla propria individualità, interpreta l’opera in modo diverso, così come interpreta la realtà.

    Il senso dell’opera è indurre ad una riflessione sulla parzialità della nostra visione rispetto alla totalità e molteplicità della realtà. Decostruire lo sguardo significa spostare o ampliare il proprio punto di vista sul mondo, per poter “vedere da angolature diverse”, per cogliere aspetti che altrimenti resterebbero nell’ombra. L’installazione è stata digitalizzata grazie all’intervento di Alex Dilio, che ha realizzato una dimensione virtuale immersiva capace di coinvolgere lo spettatore, permettendogli di direzionare il proprio punto di osservazione sull’opera attraverso un cursore.

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